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anca Boris Danisi

L’anca

L’anca è la regione anatomica che unisce il tronco, nello specifico la sua regione pelvica, alla coscia e quindi all’arto inferiore. Per estensione, con “anca” si può intendere l’articolazione dell’anca, nota anche come articolazione coxofemorale, ovvero l’enartrosi tra il coltile iliaco e la testa del femore. Le enartrosi sono le articolazioni più mobili del corpo umano: permettono movimenti di flessione-estensione, adduzione-abduzione, intrarotazione- extrarotazione e circumduzione.

Ora vediamo come l’anca, in tutto il suo insieme (articolazione, vasi, plessi nervosi e collegamenti legamentosi e viscerali) può influire sul nostro stato emotivo a seconda della localizzazione del sintomo. Le anche hanno come funzione, attraverso i muscoli come ileo-psoas, glutei e muscoli della coscia e tutto l’apparato nervoso-vascolare, quella del sostegno del corpo e di suddivisione dei carichi.
Analizziamo due aspetti che molto spesso si evidenzino nella pratica clinica in studio: quello del legamento inguinale e quello dell’articolazione del femore.

L’inguine, e non intendo solo il legamento inguinale ma anche il pube, la membrana otturatoria, i vasi sanguigni e i nervi, ha la sua funzione di addurre la coscia, e di conseguenza, tutto l’arto inferiore. Immaginiamo, per un momento, che qualcuno a noi caro ci venga a mancare, come nei casi più estremi (la morte), o in situazioni meno gravi, ma comunque emotivamente importanti, come, ad esempio, l’allontanamento per un conflitto relazionale, o in altri casi ancora, quali una distanza per motivi professionali.

Quello che possiamo percepire in situazioni di allontanamento forzato o prolungato di una persona a noi cara, è la difficoltà o impossibilità di trattenere a sé. Per esempio, un figlio che si allontana in virtù di una discussione o di vedute diverse, metterà in moto un movimento isometrico spontaneo che indurrà il nostro istinto a tenere le cosce in adduzione (in poche parole, a stringere le gambe).

Il fatto è che se teniamo questa tensione per poco tempo allora la cosa passerà in maniera asintomatica, ma se la cosa continua per almeno tre settimane, il sintomo inizierà a farsi sentire e a seconda di dove compare, potremmo definire cosa sta accadendo nel nostro vissuto in quel dato momento.

È chiaro che si dovrà analizzare caso per caso, in quanto ci saranno altre sintomatologie o tensioni non avvertite dal paziente che potrebbero permetterci una lettura più globale. La nostra esperienza ci permette, mediante il dialogo con il paziente e la palpazione attraverso i test, di aiutarlo a comprendere il proprio disagio e di accompagnarlo in un percorso di consapevolezza.

Pensiamo a quanti parti anatomiche ci sono in quello spazio, tra anca e piccolo bacino. Sono presenti, infatti, muscoli, tendini, nervi, vasi, ma anche parti dell’intestino che si ammassano e comunicano tra loro.

In questo tratto dell’anca possiamo fare riferimento alla parte del colon discendente, soprattutto al sigma. Si tratta della parte finale dell’intestino (la cui funzione è relativa all’evacuare), che fa parte di quei tessuti appartenenti all’endoderma(sopravvivenza). Quindi, se ad un certo punto della nostra vita non riusciamo a evacuare dal punto di vista emotivo(non riesco a digerire ed espellere una situazione della quale mi vorrei liberare), potrò avere delle congestioni in quell’area, tali da potermi portare non solo ad un sintomo localizzato sull’organo stesso, ma anche sull’articolazione dell’anca, così come anche sui tessuti circostanti(legamento inguinale, membrana otturatoria, triangolo di scarpa, femore, etc).

Nei pressi dell’anca, troviamo anche il femore che ha una funzione di sostegno. Dolori in questa area (sempre fatta eccezione di eventi traumatici) avranno a che fare con una svalutazione legata al sostegno, ad esempio: “non ce la faccio più a sostenere questa relazione”. In questa articolazione vengono interessati i muscoli retto femorale che diventano sintomatici quando, ad esempio “non riesco a muovermi per andarmene” e allora si contraggono e danno dolori simili a quelli di un crampo. La sintomatologia dolorosa potrebbe, ad esempio, riguardare anche i muscoli ischio-crurali dal significato: “mi trascino una situazione o una relazione della quale non riesco a liberarmi”. Come sostenevo precedentemente, questo lo si verifica mettendo insieme più elementi, sia fisici, riscontrati attraverso le palpazioni sul corpo, che emotivi, rilevati mediante il dialogo.

Nella mia pratica, in casi di questo tipo, una volta costruito il quadro generale che ha prodotto il sintomo doloroso, oltre che mediante la manipolazione osteopatica, invito la persona a ricostruire il suo stato di salute anche iniziando a camminare in maniera spedita, così da abbassare la tensione muscolare e di conseguenza, coinvolgendo anche la stimolazione dell’ippocampo, abbassare la tensione mentale.

Non vi è un approccio unico né ci sono facili consigli, ma pratiche guidate in un percorso che mette sempre al centro quella determinata persona, il suo vissuto, le sue risorse e quelle dei professionisti che possono facilitare la ricerca di un equilibrio psico-fisico funzionale alla persona.

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