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collo cervicale

Il collo – cervicale

Il rachide cervicale è la parte più mobile della colonna vertebrale e per certi aspetti anche la più delicata. Oltre a sostenere, stabilizzare e rendere mobile il cranio, infatti, protegge le strutture che passano attraverso di esso, come il midollo spinale, le radici nervose e l’arteria vertebrale.


La cervicalgia è una sindrome dolorosa a carico del tratto cervicale della colonna vertebrale. Oltre al dolore si possono associare altri sintomi, come vertigini (ne parlerò più diffusamente quando affronterò il cranio), rigidità o impossibilità a compiere i normali movimenti di flesso, estensione e rotazione.
Il conflitto, sottostante, è quello della svalutazione, che cambia tonalità a seconda del segmento cervicale colpito. Se sono affette le prime vertebre cervicali, si tratta di svalutazione di tipo intellettiva (non riuscire a farsi rispettare, ad esporre le proprie idee o farsi capire). Se sono affette le ultime vertebre cervicali, il conflitto riguarda il non riuscire a chinare il capo (onorare) di fronte a persone o situazioni.
Il collo è la prosecuzione della testa. Nella testa risiedono le radici cerebrali legate ai cinque sensi e i movimenti del collo aumentano il perimetro di percezione dei sensi. Esso è una zona di congiunzione e comunicazione tra corpo e testa.


Il collo è una delle parti più flessibili del corpo, e quindi i problemi in esso, denotano rigidità nella persona che patisce la cervicalgia.
Il collo e tutte le vertebre cervicali, i muscoli, i legamenti e i nervi, sono strettamente connesse a quello che viviamo, ed ognuno di loro si connetterà e avrà un ruolo nella sintomatologia del collo.

Adesso focalizziamo l’attenzione su quella forma dolorosa definita comunemente torcicollo che non ha nessuna causa di tipo fisico-traumatico e che compare senza alcuno motivo apparente. La prima domanda porsi è: a cosa serve il collo? Quale è stata da sempre la sua funzione nel tempo? Il collo e le sue articolazioni comprensive di muscoli, plessi nervosi, legamenti, arterie e vene, rispondono ad uno stimolo e una volontà ben precisa che potremmo chiamare articolazione del sì e del no. Tale articolazione permette all’uomo, in maniera semplice, di acconsentire o rifiutare i numerosi stimoli ed esperienze della vita.

Quando siamo davvero in contatto con la parte autentica di noi, siamo coerenti e diciamo di sì o di no alle situazioni, in base a come davvero le percepiamo (piacevoli o spiacevoli per noi).

Questo retaggio comunicativo arcaico è molto lontano dall’uomo contemporaneo, costretto a compiacere gli altri, a dire di sì, quando, invece, vorrebbe dire di no. È capitato ad ognuno di noi e anche molte volte nella vita, di trovarci in questa contraddizione e di finire per essere incoerenti con noi stessi, propriamente di tradire il nostro vero sé.

Questa contraddizione interna mette in tensione due organi legati tra loro da un legamento (piccolo omento), quali fegato e stomaco, che sono due strutture che agiscono sul sistema nervoso-muscolare-scheletrico-vascolare. Stomaco e fegato sono organi adesi al diaframma, attraverso delle trazioni neurovegetative e meccaniche, che legano il fegato al diaframma (mediante la capsula del fegato ad esso aderente) e lo stomaco all’esofago, fino a indurre una tensione diretta al collo, dato che l’esofago stesso è inserito nelle ultime vertebre cervicali. Queste trazioni dovute a tensioni bloccano e creano una forte sintomatologia.


Nella mia pratica osteopatica, per un disturbo alla cervicale, spesso, tratto prima il diaframma in modo da alleggerire la tensione e dopo libero le vertebre. La cosa prioritaria, però, è quella di instaurare un dialogo con la persona che permetta di approfondire il suo vissuto, al fine di sottrarlo dall’idea che sia l’ernia cervicale ad impedirgli il movimento, causandone il dolore. Ciò che è invalidante è il blocco emotivo-relazionale vissuto dalla persona che ha provocato un blocco nella mobilità al livello delle vertebre e non il contrario (la famosa ernia cervicale che impedisce il movimento). Anche qui, dobbiamo capovolgere il nostro modo abitale di pensare alla salute e malattia. Il sintomo, il dolore alla cervicale, come ho potuto constatare molte

volte, allude ad un conflitto che ci ha posto in una condizione in cui abbiamo dovuto reprime un dissenso o sottostare ad una situazione, per mantenere degli equilibri relazionali, il cui prezzo è tutto contenuto nel dolore provato. Liberare e lasciar fluire, creando un movimento flessibile, richiede tecniche osteopatiche e un lavoro comunicativo semplice ed efficace, che permetta alla persona di divenire consapevole della propria condizione e di trovare la forza e le risorse interne per cambiarla.

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