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Ginocchio boris danisi

Ginocchio

L’articolazione del ginocchio è formata essenzialmente da due ossa, il femore(coscia) e la tibia(gamba). Anteriormente partecipa all’articolazione anche la rotula, un osso sesamoide che, oltre proteggere il ginocchio, facilita l’azione del muscolo quadricipite durante l’estensione della gamba. Un quarto osso sottile posto lateralmente alla tibia(perone) completa l’articolazione.


Tutte le superfici articolari sono rivestite di cartilagine, uno speciale tessuto protettivo che diminuisce gli attriti interni dell’articolazione. Una ulteriore protezione da traumi ed usura deriva dalla presenza di due menischi, uno mediale ed uno laterale. Entrambe queste strutture, dalla forma semilunare, funzionano come cuscinetti ammortizzatori, facilitando i movimenti e proteggendo l’intero ginocchio.

Un manicotto fibroso, chiamato capsula, avvolge l’intera articolazione, stabilizzandola durante i movimenti. Una membrana, detta sinoviale, riveste la superficie interna della capsula e secerne un liquido vischioso che lubrifica e nutre l’articolazione.


Il ginocchio viene inoltre stabilizzato da quattro robusti legamenti: due laterali chiamati rispettivamente: legamento collaterale mediale o interno(LCM) e legamento collaterale esterno(LCP), e due interni detti legamento crociato anteriore(LCA) e legamento crociato posteriore(LCP).
Tutte queste strutture, soprattutto i legamenti hanno il compito di stabilizzare l’articolazione del ginocchio e di garantire l’allineamento delle componenti ossee di quest’ultima, durante qualsiasi tipo di movimento dell’arto inferiore.


Il ginocchio, dunque, possiede una complessa articolazione la cui funzione è quella di assecondare e mediare tutti i movimenti dell’arto inferiore. Quando essa è dolente, ci impedisce di svolgere a pieno le nostre attività quotidiane, presentando una diversità di sintomatologia e localizzazione a seconda dell’età e di quello che si svolge nella vita. Se per esempio sono uno sportivo, con un’età superiore ai settant’anni, avrò difficoltà ad effettuare alcuni gesti atletici e se sono una persona sedentaria, non muovendo spesso il ginocchio, potrebbe risultare faticosa anche l’attività di salire o scendere le scale.

La valutazione di un dolore al ginocchio va fatta tenendo presente una serie di componenti che riguardano la storia della persona (età, attività motoria, etc.). Solitamente in caso di dolore al ginocchio vengono prescritte diverse terapie, che prevedono l’assunzione di farmaci (in alcuni casi serviranno e in altri non avranno alcun effetto), la terapia riabilitativa, sia fisica che manuale, ed infine, nei casi più estremi, si ricorre all’intervento chirurgico, sempre a seconda delle problematiche soggettive.

Se prendiamo come esempio una persona che non ha nessuna lesione presentando alla risonanza e radiografia un ginocchio perfettamente integro, quale potrà essere la causa del suo dolore? Il tessuto del ginocchio è quello del mesoderma recente, che allude al tema della svalutazione, per cui una persona potrebbe non essersi sentito all’altezza di compiere un gesto che, solitamente gli riusciva, oppure ha dovuto “inginocchiarsi” ad una situazione contro il proprio volere(mi genufletto alla tua volontà).

Dal punto di vista biologico-emotivo, i sintomi al ginocchio sono dati dall’inadeguatezza di tipo prestazionale (anche sportivo),per cui la persona non si sente adeguata a raggiungere un determinato risultato o prestazione. Oppure, come anticipato, la svalutazione può nascere dal non sentirsi in grado di piegarsi all’attuale situazione o innanzi a persone che si ritengano indegne del proprio rispetto.


Dal mio punto di vista professionale, in presenza di un soggetto con sintomatologia dolorosa al ginocchio, il primo passo è quello comprendere quale tipo di vita svolge la persona, cercando di comprendere quello che la persona sta attraversando anche emotivamente. Bisognerà mettere insieme molti dati che consentano di fare una diagnosi accurata e vicina alle esigenze della persona. Se il soggetto ipotetico è uno sportivo (diversi di essi sono miei clienti) andrò, per prima cosa, ad indagare, su quali possano essere le cause atletiche che abbiano potuto mettere in ulteriore stress l’articolazione in questione, per rendermi conto di che tipo di gesto abbia effettuato e per accertarmi, dunque, se esso possa davvero essere la causa legata al dolore.

Nel colloquio con la persona, potrei scoprire, invece, che il soggetto non sia riuscito a concludere una gara a cui teneva, oppure che, pur essendosi preparato per essa, abbia deciso di non partecipare più per vari timori. Questa condizione emotiva (il timore di non esser all’altezza) poteva già essere insita in lui, dovuta ad un’esperienza in cui, ad esempio, il padre, quando era piccolo, lo aveva rapportato al fratello con un messaggio del tipo: “tuo fratello è più bravo”. Tale messaggio, inciso nell’inconscio, torna in coincidenza di un momento di prestazione, con un effetto sintomatologico, tale da procurargli dolore, in virtù di un piccolo versamento che si può generare, in questi casi, tra il periostio e l’osso.


Un altro esempio che presenta bene la svalutazione legata all’inginocchiarsi contro il proprio volere ad una persona che si percepisce più potente, è quello di una ragazza di 16 anni, giunta in studio da me, con un forte dolore al ginocchio sinistro che le impediva quasi di camminare. La ragazza entra in studio accompagnata dalla madre, presente durante il trattamento e dopo una breve indagine, colgo, fra le due, una certa tensione che mi fa pensare ad un possibile conflitto. Oltre all’area del ginocchio decido, quindi, di trattare il fegato (rabbia), di rilassare il diaframma e, mentre sto eseguendo alcune manovre sul cranio, colgo l’occasione per chiudere, temporaneamente, le orecchie alla ragazza. A quel punto, senza farmi sentire dalla figlia, chiedo alla madre di abbracciare la ragazza al termine del trattamento. La madre si lascia andare ad un gesto semplice e potente che sembra riparare il loro conflitto.

Il trattamento fisico è sicuramente servito, ma senza quell’abbraccio, la figlia non si sarebbe alzata dal lettino con una camminata sicura e senza più sentire dolore. Credo che qualche evento abbia condotto la ragazza ad inginocchiarsi alla volontà del madre. Ha avuto, dunque, una reazione biologica del tessuto mesoderma tale da portarla ad avere dolore. Appena ha avuto l’appoggio della madre, tutta la tensione si è dissolta, il liquido in eccesso era stato drenato dal lavoro svolto al fegato e la ragazza stava, decisamente, meglio.

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