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I polmoni

I polmoni sono i due principali organi della respirazione, si trovano nella cavità toracica ai lati del cuore e hanno una capacità di espandersi e rilassarsi seguendo i movimenti della gabbia toracica e del diaframma.


Oltre alla funzione legata alla respirazione, svolgono una importante funzione di filtraggio del sangue. Ogni polmone ha una forma conica la cui base è appoggiata al diaframma ed ha una consistenza spugnosa. Il polmone è inserito in una cavità chiusa, detta cavità pleurica, formata dalla membrana, chiamata pleura, composta di foglietti, uno adeso al polmone ed uno adeso alla gabbia toracica. Il cuore è in stretta connessione con i polmoni, quindi cambiamenti nelle funzioni cardiache influiscono sui polmoni e viceversa.


I polmoni sono in relazione diretta con la vita, con il desiderio di vivere e con la capacità di vivere bene, dato che apportano ossigeno alle cellule e vita al corpo intero. Tutti i problemi ai polmoni indicano, alla persona che ne soffre, una difficoltà a vivere. Il soggetto potrebbe sentirsi triste o disperato e non desiderare di vivere; potrebbe sentire come asfissiante una situazione o una persona, la quale le impedisce di respirare la vita a proprio gusto.

La persona, ancora, potrebbe percepire di non avere lo spazio necessario per muoversi e liberarsi da una determinata situazione. La paura di morire o di vedere morire un’altra persona, di soffrire o di veder soffrire qualcuno, può allo stesso modo colpire i polmoni.


Ansia, paure, panico, stress, sono tutte riferibili a difficoltà nel rapporto con la vita e alle conseguenti problematiche ai polmoni. La paura di scegliere, potrebbe, esempio, essere condizionata dal fatto che in passato, i genitori, ci hanno dato un messaggio del tipo: “non fare questa cosa, altrimenti ti accadrà qualcosa di grave”; oppure “tuo fratello è meglio di te nel farla”.

Questo sentito relativo alla paura di sbagliare o di non essere capaci, che l’inconscio avverte come un pericolo e che la ragione non riesce a spiegare, può nel tempo portarci a delle sofferenze che biologicamente non consentono al polmone di svolgere al meglio le proprie funzioni, impedendo alle cellule di riprodursi in maniera funzionale. Inoltre, essendo il polmone in simbiosi con il cuore da un punto di vista anatomico, lo coinvolge in una condizione di stress che può causare diverse problematiche (che protratte nel tempo, potrebbero condure a fenomeni importanti nelle disfunzioni al cuore).


La situazione pandemica, ad esempio, con la costrizione alla chiusura in casa, con la limitazione della libertà di movimento e l’immersione emotiva nella paura, ha avuto prevedibili conseguenze sintomatologiche ed embriologiche legate all’asse polmoni-cuore.


L’impossibilità al movimento ha prodotto, come avevo immaginato nel marzo 2020, sintomatologie che riguardano le gambe (non essere libero di andare, non poter conquistare territori) e le braccia (non poter afferrare ciò che si desidera, non poter abbracciare), con allegati emotivi che vanno dalla frustrazione al panico, a seconda dell’interpretazione soggettiva data a tali eventi. È sempre la nostra matrice culturale, spirituale e caratteriale a fare da filtro alle situazioni che incontriamo nella vita.

La formazione del sintomo dipende dalla rappresentazione soggettiva, cioè dalla lettura squisitamente individuale che si dà agli eventi e che poggia su radici innervate da precedenti esperienze vissute, spesso, a livello inconscio. In quale altra occasione la persona ha sentito di non potersi muovere liberamente per il blocco creato, per esempio, da un genitore? Quello che abbiamo vissuto diviene un richiamo ad un passato, inconscio, mettendo in moto un meccanismo di difesa che fa aumentare la paura, in una pericolosa spirale di paura della paura.


Rispetto al cosiddetto corona virus, in tutte le sue varianti, sappiamo che esso attacca i polmoni, organo fondamentale per la respirazione, quindi vitale. Quello che abbiamo percepito è la minaccia alla sopravvivenza, che fra l’altro, noi stessi abbiamo alimentato con alcuni comportamenti, quali ad esempio, l’uso protratto delle mascherine (col messaggio implicito: non possiamo respirare troppo). Cosa è successo nel nostro cervello? Ha cominciato a registrare questa impossibilità a respirare ed essendosi, tale esperienza, protratta nel tempo, abbiamo cominciato a sentirci in gabbia, in una condizione di costrizione e abbiamo iniziato a respirare meno e ad avere sempre più paura.

Tutto questo ha portato il cervello e quindi il nostro sistema di sopravvivenza a cercare una soluzione, cominciando ad attivare e richiamare altre cellule polmonari che potessero andare in soccorso alle povere cellule che non ce la facevano da sole (anche perché i polmoni e il nostro sistema di controllo non sanno dell’esistenza del corona virus, sono semplicemente allertati da una mancanza di normalità di respiro).

Questo meccanismo produce una proliferazione cellulare in varie aree dei polmoni che cercheranno di ampliare la superficie respiratoria. Tale aumento può comportare tensioni a livello toracico, incluse aree che riguardano diaframma, costole, vertebre, ma anche dolori al collo, mal di testa, dolori alle spalle, per una serie di collegamenti sia anatomici che fisiologici.

Come dicevo precedentemente, in base alla rappresentazione soggettiva e secondo le indicazioni di Hamer, tali processi di aumento delle cellule in una prima fase e di sintomatologie, in una seconda fase, vedono una riduzione, una volta passato il momento critico. Questo perché una volta che siamo riusciti ad uscire, a muoverci e a liberarci da questa condizione, le cellule in eccesso non avranno motivo di esserci e di occupare spazio e il nostro sistema farà in modo da ridurle e farle diventare, al massimo delle cisti.

Il tema più grave resta la paura della paura, il senso di minaccia costante alla vita che non pare affatto concluso, non solo attraverso un subdolo protrarsi, non tanto del corona virus in sé, ma della narrazione mediatica ad esso collegato, a cui è seguito, quasi immediatamente, il tema della guerra in Ucraina, che sta, pericolosamente colpendo, non solo i soggetti direttamente coinvolti, ma tutte le persone già rese vulnerabili dalla paura.

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