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Fabio Boris Danisi

La mia motivazione alla ricerca

Quello che ho sempre cercato sino ad ora, il motore che avrebbe stimolato la mia crescita personale e professionale, è sempre stata la possibilità di percepire l’interezza della persona nei suoi movimenti esistenziali, compresi i sintomi con i quali il corpo comunica i suoi disagi e i conflitti profondi che caratterizzano la vita di ogni essere umano.

Olos

Il termine olistico deriva dal greco “olos”, che indica la totalità, la globalità in qualcosa, in questo caso nell’essere umano. Il concetto olistico, soprattutto in medicina, compare tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento, ma nella sua evoluzione e penetrazione nelle diverse discipline, ha rischiato varie crisi di identità, sentendosi tirato da diverse parti. In alcuni casi l’approccio olistico è stato confuso con
la medicina naturale, in altri con la medicina psicosomatica, in altri ancora è stato identificato con la medicina omeopatica o con le medicine tradizionali (cinese, tibetana, ayurvedica, etc.).
Certamente, ciascuna di esse può essere un valido strumento per un operatore olistico, ma ciò non significa che esauriscano in sé stesse, proprio perché si parla di disciplina olistica.

Il medico olistico

Il medico o il terapista olistico, come è ovvio, non ripara i guasti di un organismo
sopprimendone i sintomi, ma nemmeno si limita a prescrivere rimedi naturali ed
omeopatici. Allo stesso modo non si preoccuperà solo di indagare l’inconscio, né si
affiderà esclusivamente all’uso di aghi o ad esercizi psicofisici. Soprattutto, operare
secondo una visione olistica non significa mettere assieme un po’ di tutto.

La medicina olistica

La medicina olistica è in primo luogo un modo, più specificatamente, una metodologia clinica. Essa riguarda il metodo di essere del medico o terapista e della costruzione della sua relazione con la persona che incontra (paziente/cliente).

La medicina olistica nasce da un preciso atteggiamento dell’essere umano nei confronti di sé stesso, egli altri esseri viventi e dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. Si realizza quando, medico e paziente, sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede divenire consapevoli di sé stessi, della relazione terapeutica, e della costruzione condivisa della lettura dei “sintomi” espressi, libera da schemi precostituiti o ipotesi diagnostiche.

In questa prospettiva il medico o terapista, di fronte al suo paziente, saprà cogliere, piuttosto che l’aridità i un resoconto clinico da diagnosticare, la ricchezza di una vita e la bellezza di una storia personale. Il paziente-cliente, attraverso l’approccio maieutico di quell’incontro, saprà diventare medico di sé stesso, entrando in contatto con i propri sintomi, che coglierà come messaggi di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi e processi mentali, intessendo la biologia del suo corpo con i processi cognitivo-emozionali che lo animano anche nella “malattia”.

In questo metodo clinico l’approccio terapeutico è già insito nel percorso in cui si promuove una percezione unitaria di sé, in una danza che muove i protagonisti verso punti di approdo che sono i passi compiuti insieme. Questa danza, tuttavia, richiede una preparazione profonda e attenta del medico/terapista, che può guidare la danza, a patto di essere consapevole della tecnica. Deporre le armi contro la malattia per percorrere insieme la via del cuore richiede preparazione.

Io stesso, ho dovuto fare una serie di ricerche e percorsi personali, approdando alla disciplina dell’Ipnosi Dinamica, per mettere insieme una metodologia di indagine professionale, capace di applicare e rispettare in pieno questo modus vivendi e operandi.

Esserne stato protagonista e testimone, percepire e vedere il corpo in maniera globale, mi ha dato la possibilità di esplorare quelle che sono le varie connessioni interne all’essere umano e tra essere umano ed essere nel mondo. Questa connettività tra noi e la natura, che si esprime nel nostro vissuto, può darci una risposta a qualsiasi tipo di piacere o sofferenza di cui siamo protagonisti.

I lavori di ricerca, quando sono autentici, restano sempre aperti. In questa radura, ho voluto mettere a fuoco il prezioso lavoro di Hamer sulla matrice biologica dei conflitti con la strada indicata dall’ipnosi dinamica di Stefano Benemeglio, per fronteggiare i sintomi e ripristinare uno stato di salute. Come il simbolo del DNA, scienza e 4umanesimo sembrano fondersi nell’intreccio di questi due metodi la cui applicazione sul campo è già in fase di sperimentazione, come riportato nell’ultimo capitolo.

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