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La testa

Il cranio è una struttura ossea che costituisce la testa dello scheletro umano. Esso comprende sia le ossa entro cui alloggia l’encefalo, sia le ossa che formano la faccia. In anatomia si divide in due parti diverse, non solo morfologicamente ma anche sotto il profilo dell’origine embrionale. Queste due parti prendono il nome di neurocranio e splancnocranio.

Il primo è la porzione superiore del cranio, quella che contiene l’encefalo e alcuni dei principali organi di senso.
Lo splancnocranio (massiccio facciale o viscero-cranio) è la porzione antero-posteriore del cranio, quella che costituisce la faccia. Insieme possiedono 22 ossa.

Il cranio ricopre due importanti funzioni: protegge le strutture dell’encefalo e alcuni organi di senso (elementi vitali assai delicati) e costituisce le strutture della faccia, quali le cavità nasali, la cavità orbitale e la bocca. L’innervazione della testa, almeno per buona parte è ad opera delle prime vertebre cervicali e questo significa che i nervi che trasmettono la sensazione di dolore stanno subendo, al momento del dolore, una compressione proprio dalla radice del nervo.

Quando compare il sintomo doloroso, il senso di cui è portatore è in quel momento abbiamo risolto o sciolto temporaneamente (in quanto il sintomo in queste strutture compare dopo che l’evento si è verificato) la sensazione di non essere all’altezza a fare una cosa(svalutazione intellettiva), di svolgere un certo compito o ruolo, per cui i tessuti di derivazione mesodermica recente delle vertebre cervicali si stanno riparando con un piccolo edema di riparazione che va a toccare proprio una innervazione della testa.

Parliamo adesso dei sintomi che possono interessare il capo, quelli che portano spesso a condizioni di disagio e di sofferenza nel fare anche le piccole cose del quotidiano. Sono molte le sintomatologie, si va dall’emicrania, ad un dolore diffuso della testa fino alle vertigini. Rispetto a queste ultime, la maggior parte di esse, sono scaturite da uno spostamento degli otioliti che normalmente seguono i movimenti del capo. Gli otioliti sono collocati su ciglia vibratili all’interno della coclea, una parte che forma il nostro orecchio, e quando ci spostiamo oppure muoviamo il capo, gli otioliti seguono le ciglia per far sì che il nostro equilibrio sia ben saldo.

Oltre ad una visita dall’otorino, per capire se ci siano delle cause neurologiche che possano dare questo tipo di manifestazioni e svolti i vari accertamenti diagnostici, bisogna cercare di capire quelle che possono essere le varie dinamiche funzionali ed emotive che possono indurre una persona ad avere vertigini senza soffrire di alcune patologie specifiche.

Nel mio studio, ho incontrato alcune persone con questo disturbo e penso ad un caso in particolar modo: una donna che soffriva di forti vertigini e aveva già ha eseguito tutti i controlli possibili e le varie terapie farmacologiche del caso, con risultati poco rilevanti.
Inizio ad eseguire alcuni test toccando alcune aree del suo copro e intraccio delle tensioni a livello del torace, il quale manifestava una rigidità importante che riguardava anche il muscolo del diaframma, le coste e vertebre dorsali. Inoltre il suo bacino risultava poco mobile, in particolare l’osso sacro, le ultime vertebre lombari e le creste iliache e, infine, il ritmo cranio-sacrale presentava una scarsa mobilità. Quest’ultimo è la denominazione di un sistema fisiologico del nostro corpo che prende nome dalle ossa del cranio e dall’osso sacro. Il cervello e il midollo spinale sono ricoperti da membrane protettive che formano intorno ad essi una sorta di involucro unico, nel quale circola il liquido celebro-spinale. Questo liquido viene prodotto e riassorbito all’interno della scatola cranica creando un ritmo, detto cranio-sacrale, simile ad un leggerissimo movimento di marea, che si propaga in tutto il corpo, a partire dalle diverse ossa del cranio lungo tutta la colonna vertebrale, fino all’osso sacro e giunge, attraverso la fascia connettivale, alle parti periferiche del corpo. Scompensi strutturali possono presentarsi fin dalla nascita e potendo intervenire tempestivamente si potrebbe impedire che le alterazioni entrino a far parte in modo definitivo della struttura fisica.

Quando si presentano, sono spesso, legate ad alterazioni dello stato di equilibrio della persona e, nel caso riportato, chiedo alla persona se il periodo precedente al presentarsi delle vertigini ci fossero stati eventi che avessero potuto turbare il suo stato d’animo, la sua stabilità, il suo equilibrio personale o il suo sentirsi donna. Queste domande mi erano sovvenute da quello che avevo percepito a livello tessutale sul suo corpo. Lei rimane, dapprima, basita rispetto alle mie domande; le avevo anche chiesto specificatamente di come fosse il rapporto con il partner, in quanto la sua poca mobilità a livello del bacino, sempre dal punto di vista viscerale oltre che strutturale, era molto evidente. Mentre parla, le avevo cominciato a trattare il diaframma (luogo dove alloggiano le più profonde tensioni di carattere emozionale).

Avevo capito, mettendo insieme le varie informazioni, che il suo corpo mi stava raccontando che la sua vita sessuale e sentimentale era un po’ fuori asse. Piangendo, mi confessa che con il marito, da più di 6 mesi, non avevano rapporti intimi e che questo la turbava tanto da pensare che il marito potesse avere un’altra relazione, innescando una serie di tensioni a catena su tutta un’altra serie di distretti anatomici, correlati al suo pensiero di frustrazione. Alla fine del trattamento, interagendo comunicativamente, le ho fatto anche delle manovre, che normalmente si fanno per ristabilizzare gli otioliti ed ho creato una situazione simile a quella delle vertigini, per far rendere conto alla persona stessa, che non aveva più bisogno di irrigidirsi per controllare la sua postura, e che le vertigini erano passate. Nel percorso terapeutico è importante accompagnare la persona verso la consapevolezza della sua sintomatologia e comprendere che la sofferenza non è un male oscuro ma è, spesso, data da una condizione di conflitto emotivo con sé stessi o con altri. I tessuti coinvolti nel caso appena descritto, sono legati alla svalutazione, per quanto riguarda il bacino e le vertebre lombardi, alla paura legata ai polmoni, alle coste e alla cassa toracica, essendo i polmoni anatomicamente accollati ad essi attraverso la pleura. È come se in certo qual modo, le vertigini fossero la risoluzione alla tensione, provocando uno stato emozionale (una sorta di blackout), con il quale il corpo cerca di portare il processo ad un reset funzionale.

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