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Boris Danisi Piede

Piede

Il piede è la struttura anatomica posta all’estremità distale di ciascun arto inferiore del corpo umano. Culminante con cinque dita, possiede una struttura alquanto complessa, che include numerose ossa, articolazioni, legamenti, muscoli e tendini.
Poiché svolge un’importante funzione di supporto per tutto il corpo umano, l’aspetto anatomico più interessante del piede è sicuramente la sua struttura scheletrica. Questa comprende le ossa del tarso, le ossa metatarsali e le falangi costituenti le dita dei piedi.
In totale sono presenti ventisei ossa, trentatre articolazioni e più di un centinaio di muscoli, tendini e legamenti.
Il piede ricopre la funzione di supporto di tutto il corpo ed ha un fondamentale ruolo nel meccanismo di deambulazione e posturale.
I piedi sono la vera base del corpo e sono eccellenti indicatori su quanto la persona sia o meno radicata, equilibrata e ben appoggiata. Allo stesso tempo sono molte le cose che possiamo apprendere osservando e connettendoci ai nostri piedi. Sotto l’aspetto psicologico i piedi sono di vitale importanza, visto che sono la parte di noi che prende contatto con la realtà, con il pavimento, con la terra, con la gravità. A livello fisico un disequilibrio nei piedi compromette l’equilibrio totale della struttura corporea.

I piedi, connettendosi alla terra, permettono la postura verticale e sono al tempo stesso uno dei luoghi più simbolici del corpo umano. Rappresentano il punto di partenza della verticalizzazione (elevazione e ascensione).
I piedi indicano anche il carattere di una persona. L’uomo non si è sviluppato per vivere curvo, schiavizzato, ma al contrario, è stato creato per vivere in piedi, basato sulla propria verticalità.
Il tessuto predominante è il mesoderma recente, i piedi rappresentano il nostro avanzare nella vita. In india, ad esempio, i piedi dei grandi maestri sono venerati, perché di fatto, in tal modo, si onora il loro progresso spirituale. I piedi e la camminata esprimono il modo in cui una persona avanza nella vita.

Quante sintomatologie e quante diversità di forma possiamo riscontrare: male ai piedi, piedi intorpiditi, piedi piatti, piede torto, piede cavo, camminare con i piedi all’interno, piede d’atleta, piedi gonfi, vesciche ai piedi, verruche plantari, crollo dell’arco plantare, dolore al tallone, spina scalcagnare, duroni e calli, dita a martello, alluce valgo, fascite, crampi ai piedi, unghie incarnite.

Questo vuol dire che bisogna fare molta attenzione a capire dove sia presente effettivamente il dolore. Partendo da questi presupposti, vale a dire, la moltitudine di articolazioni, le diverse sintomatologie l’importanza funzionale del piede nel nostro corpo, avremo tante ipotesi diverse da dover verificare.

Potrebbe capitare, per esempio, di cercare, in una errata postura l’origine della sintomatologia dolorosa, ma spesso è vero il contrario: proprio il piede può essere la causa, per motivi somato-emozionali, di cambiamenti di postura. La valutazione, come sempre, va fatta nella sua globalità, olisticamente parlando. In un approccio tradizionale, il primo step è considerare la parte anatomica, piuttosto che riflettere e osservare la funzione della parte coinvolta nel sintomo.

Qui la priorità diagnostica è focalizzata al solo comparto-distretto, senza considerare l’insieme dato dalla parte anatomo-funzionale e dallo stato emozionale, come se il piede fosse una parte esterna al nostro corpo. Anche il piede, come abbiamo imparato in questo percorso, può essere espressione di tutta una serie di disagi vissuti da una persona, in una fase più o meno lunga della sua vita. Quindi, riflettiamo un attimo: quale è la funzione di un piede?

Quella di camminare, quella di stare in piedi e quella di mantenerci in equilibrio, quella di correre e anche quella di calciare.
Rispetto alla funzione dell’equilibrio, per esempio, una persona che sente un dolore alle caviglie e alla pianta del piede potrebbe stare vivendo una fase di instabilità emotiva per questioni relazionali o professionali. Egli potrà sentire una sollecitazione di tutta l’articolazione del piede, in virtù del fatto che sta ricercando la sua stabilità e, dunque, il piede farà uno sforzo maggiore per aggrapparsi alla terra e userà tutti i sistemi ad esso correlati per far sì che il soggetto possa trovare un nuovo equilibrio.

Mi è capitato di accogliere in studio una persona giunta da me per altri motivi, nello specifico, dolori al dorso e alla mandibola. Durante il trattamento, come sarà ormai chiaro, attraverso un dialogo approfondito, vengo a conoscenza che la persona è stata, di recente, da un podologo-posturologo, per un problema ad un piede e l’esito finale della visita ha previsto l’inserimento di un plantare, che ha, in realtà sconvolto, la ricerca di un nuovo equilibrio che quel dolore al piede indicava (la separazione dalla moglie con un vissuto di frustrazione per non essere riuscito a trattenerla).

I dolori alla mandibola e al dorso, per i quali si è rivolto a me, erano stati conseguenti all’inserimento dei plantari che creavano un assetto posturale spinto in avanti, che i dorsali provavano a bilanciare con una contro spinta, mentre la mandibola provava a serrarsi nel tentativo di afferrare una presa (la moglie) che andava via.

Un altro esempio relativo ai problemi al piede è quello dell’alluce valgo, patologia osteo-muscolo-legamentosa a carico dell’alluce, che colpisce in prevalenza le donne e la cui causa eziologica e tuttora sconosciuta. L’alterazione può creare molto dolore e riguardare anche altre dita del piede.
Dal punto di vista embriologico, in caso di conflitto, viene attivato il mesoderma recente: la svalutazione (come ormai chiaro, propria del mesoderma) in questo caso, riguarda il fatto di non saper scegliere una direzione (“non riesco ad andare dove vorrei”). Perché si forma una escrescenza ossea, tale da portare ad una risposta così evidente e corposa?

È davvero incredibile come una patologia che colpisce un’articolazione, la metatarso-falangea, al punto da far ingrossare un osso, sia in realtà di origine biologico emozionale e contestualmente legata a degli eventi, che possono aver condizionato la nostra capacità di scegliere una direzione. Si tratta di un condizionamento ancorato al passato, ad eventi legati ad un adulto di riferimento che ha influenzato la libertà di scelta rispetto alla direzione da prendere oppure la limitazione a realizzare un sogno (la scelta di un partner, per esempio). La paura di sbagliare può tradursi in una coazione a ripetere, per cui ci andremo (inconsciamente) ad infilare in situazioni analoghe.

In base alla mia esperienza, facendo una correlazione anatomica e funzionale, tra quello che può succedere tra due distretti del nostro corpo, mi sento di dire che: quando siamo costantemente preoccupati, sentiamo un sovraccarico di responsabilità che grava sulle spalle. In questa situazione teniamo la testa leggermente inclinata in avanti senza rendercene conto. Così facendo, la settima vertebra cervicale, la più esposta e la meno mobile, tende ad infiammarsi. Il liquido sinoviale, presente in tutte le articolazioni (nel nostro caso nella metatarso-falangea), si infiamma e diventa borsite; quando il liquido si assorbe, magari aiutato dall’assunzione di antinfiammatori, si cristallizza, assumendo la consistenza della sabbia che, depositandosi sull’osso, lo fa aumentare di volume.

Nel piede, riflessologicamente parlando, la settima vertebra cervicale, si trova sull’articolazione metatarso falangea, di lato al primo dito: è qui che inizia un processo infiammatorio che esprime un problema che si sta verificando “in alto”, e dentro di noi.

In un certo qual modo, il senso di quello che desidero comunicare è che, se dentro di noi abbiamo questo tipo di sentito (“non so che direzione prendere”, “non riesco a scegliere la mia strada”) vincolato da condizioni emotive che si riattualizzano, avrò una risposta fisiologica del corpo, nella quale, per togliersi dall’indecisione, il corpo creerà una struttura ossea più resistente, al fine di cercare un appoggio migliore.

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